Piante carnivore

Di Federico Ottolini

Chi ha mai sentito parlare di questa curiosa e affascinante pianta?

Io fino a poco tempo fa, non sapevo cosa fosse… Queste infatti sono piante carnivore che letteralmente catturano le loro prede, tramite appositi apparati di presa con movimenti a scatti che imprigionano gli insetti (mosche  e zanzare soprattutto) in modo netto e preciso.

Il genere della nostra pianta, riconosciuta pure come Venus o addirittura acchiappamosche, è una specie terricola con un sistema di cattura della preda a tagliola.

Sono in effetti provenienti dall’ America sud-orientale e possono dimorare in ambienti con un clima mite e acquitrinoso. Esiste solamente una specie:  la Dionaea muscipola ed è, tra le piante carnivore, quella più famosa.

Queste piante carnivore on raggiunge poi grandi dimensioni, al massimo arriva ai 30 cm con un portamento  a rosetta.

Il suo meccanismo di cattura della preda è formato da una specie di tagliola che si chiude a scatto, quando una preda vi si appoggia sopra. Poi la pianta produce degli enzimi, in grado di digerire la preda.

Secondo la mitologia greca, Dione è una delle dee della prima generazione divina. Ma le tradizioni poi mutano. Secondo Apollodoro infatti è una Titanide, figlia di Urano il Cielo e di Gea la Terra quindi sorella di Temi, Rea, Teti, Febe, Mnemosine e Teia.

Hestia, Dione e Afrodite, scultura di Fidia e aiuti, dal frontone orientale del Partenone, 435 a.C., LondraBritish Museum

Secondo Esiodo invece, almeno la versione riportata nella Teogonia, è una discendente delle Oceanine: ovvero la figlia del titano Oceano e della titanide Teti.

Igino, poi nelle sue Fabulae, la considera una delle Pleiadi ovvero una delle figlie di Atlante e Pleione. In questa tradizione, sposa di Tantalo, ebbe due figli: Niobe e Pelope.

Omero invece racconta che Zeus l’aveva sposata e da lei aveva avuto una figlia Afrodite.

Zeus

Secondo il filosofo Platone inoltre c’erano due Afrodite: la prima, figlia di Urano, era perciò Afrodite Urania, ovverosia dea dell’amore puro; la seconda, cioè Afrodite Pàndemia, Afrodite di tutto il popolo, figlia di Zeus e Dione, quindi dea dell’amore volgare.

Questa però è una interpretazione filosofica tardiva, lontana dai più antichi miti della dea. Interssante pure la tradizione omerica, presente nell’Iliade.

Afrodite

Durante i combattimenti durante la guerra di Troia, Afrodite intervenne in battaglia per salvare il figlio Enea (futuro progenitore della gloriosa stirpe dei Romani) che ferito poteva essere ucciso tra i soldati in combattimento.

Mentre cercava di proteggerlo coprendolo con il suo peplo sgargiante, Diomede riconoscendola la colpì con la lancia ferendole il polso. Disperata lasciò suo figlio sotto la protezione di Apollo e trovò riparo sul monte Olimpo, dove si gettò ai piedi di sua madre Dione.

Vedendola in questo stato, la dea le domandò la causa del suo male garantendole che solamente un immortale aveva potuto causarle quell’infortunio.

Quando la figlia però le contestò questo, la madre le rispose che già numerose divinità prima di lei avevano in passato sofferto dolori a causa dei mortali. 

Ades ad esempio era stato ferito da una freccia mortale di Ercole


Dione divinità della quercia

La dea quindi pose le sue mani sullla ferita di Afrodite e le lenì ogni dolore.

Dione poi compare anche come divinità della quercia e pertanto viene assimilata a Dioniso, di cui viene spesso citata come sua madre, ovverosia suo figlio e di Zeus tramite un amore futuro.

Dione infine viene assimilata alla dea Madre ed era venerata con Zeus all’interno del santuario di Dodona.

Le loro sacerdotesse infatti erano denominate Peleiadi.

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