La svastica un luogo passato

by Federico Ottolini

Il termine svastica deriva dal sanscrito “svastika”, che significa “buona fortuna” o “benessere”.

All’inizio infatti sembra fosse stata utilizzata nell’Eurasia del Neolitico, identificando in  questo modo il movimento del sole.

Ancora oggi in effetti per l’induismo, il buddismo, il giainismo e rappresenta un simbolo sacro.

Questa croce è possibile trovarla ancora nelle case e nei templi presenti in India e in Indonesia.

Pure in Europa si può osservarla, dove è ancora presente nei manufatti in età precristiana.

Venne poi questo simbolo riscoperto nel 1800,

dopo alcuni studi di archeologia svolti da parte di Heinrich Scliemann.

Costui trovò la presenza della croce uncinata tra le rovine dell’antica città di Troia, soprattutto rappresentata su alcuni vasi. Scliemann pensò che fosse “un importante simbolo religioso dei nostri progenitori”.  All’inizio del 1900 la svastica si trovava ben presente in Europa, in qualità di segno positivo.

ripreso dai movimenti volkisch questo studio

che rimandavano a parer loro, all’ ” identità  ariana” e quindi all’orgoglio nazionalista tedesco.

Questa ipotetica ascendenza dal popolo ariano indusse il menschen (popolo) tedesco nel 1920 ad adottare la croce uncinata (HakenKreuz) come segno comune di riferimento.

Questa abitudine però non riguardò solo la Germania, ma pure altri movimenti di estrema destra che accettarono questo segno in quanto prova tangibile di appartenenza a una etnia “pura”.

 La svastica perciò  divenne l’icona più chiara della propaganda nazista, ovvero rappresentativa della comune origine ariana  contrapposta invece agli altri in primis il popolo ebraico.

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