La siccità minaccia la maggior parte del pianeta

Clima: la siccità minaccia la maggior parte del pianeta - In appena vent'anni, la durata degli episodi di siccità è aumentata del 29%

La siccità minaccia la maggior parte del pianeta – In appena vent’anni, la durata degli episodi di siccità è aumentata del 29%, ha affermato mercoledì un rapporto delle Nazioni Unite. 

di Cristiano Sandona’

Direttore responsabile

Le conseguenze sociali ed economiche sono considerevoli.

Clima: la siccità minaccia la maggior parte del pianeta - In appena vent'anni, la durata degli episodi di siccità è aumentata del 29%
  • Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, quasi 160 milioni di bambini saranno vittime nel 2022, di periodi di grave e prolungata siccità, che li esporranno alla scarsità d’acqua. 

Di tutti gli impatti – fisici, umani e sociali – legati al riscaldamento globale, è quello che presenta il più pesante. 

La siccità farà precipitare più di 2,3 miliardi di persone in uno stato di stress idrico quest’anno, più di un terzo della popolazione mondiale.

Anche quest’anno, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, quasi 160 milioni di bambini cadranno vittime di siccità grave e prolungata che causerà loro carenza d’acqua. 

Invitano la comunità internazionale ad agire con urgenza e ad utilizzare tutte le leve possibili per mitigare gli effetti di un fenomeno che sta assumendo proporzioni drammatiche. 
Dal 2000 la durata degli episodi di siccità è aumentata del 29%, mentre tra il 1970 e il 2019 il numero dei decessi associati è stato di 650.000 vittime.


Movimenti di massa

  • Un costo umano considerevole sapendo che la siccità, sempre secondo questo rapporto, rappresenta il 15% di tutti i disastri registrati nel mondo. 
  • Anche il conto economico è alto: le perdite subite per mancanza di acqua hanno raggiunto i 124 miliardi di dollari nel periodo 1998-2017.

Non riuscendo a contrastare questo flagello, i danni che provoca aumenteranno notevolmente.
Entro il 2030, la siccità potrebbe sfollare 700 milioni di persone. Nel 2040 si prevede che un bambino su quattro vivrà in una regione in cui la risorsa idrica disponibile sarà estremamente bassa. 
Il peggio potrebbe verificarsi nel 2050 con la siccità che questa volta colpisce tre quarti dell’umanità. 

“Tra 4,8 e 5,7 miliardi di persone vivranno in un territorio povero d’acqua per un periodo di almeno un mese all’anno”, secondo il rapporto delle Nazioni Unite.


Esempi dal sud

I paesi dell’emisfero nord sbaglierebbero a credersi protetti.

 “Se il riscaldamento globale raggiunge i 3 gradi Celsius entro il 2100, come alcuni prevedono, le perdite per siccità potrebbero essere cinque volte superiori a quelle attuali con il maggiore aumento nelle regioni mediterranee e nelle regioni atlantiche d’Europa”, avverte il rapporto. 

Le perdite annue già subite dagli Stati dell’Unione Europea e dal Regno Unito potrebbero aumentare da 9 miliardi di euro a 65 miliardi se non si intraprenderanno azioni significative per il clima.

Esistono soluzioni che consentono di gestire la risorsa per l’economia raccogliendo la sfida alimentare. 
Vengono spesso dal sud. 

In Niger, gli agricoltori hanno ridotto significativamente il rischio di siccità creando nuove pratiche agricole basate sull’agroforestazione. 

Negli ultimi vent’anni sono stati convertiti 5 milioni di ettari di terreno con costi relativamente bassi (meno di 20 dollari per ettaro).

  • In Asia, i piccoli orticoltori in diverse province aride del Vietnam e della Cambogia hanno ottimizzato il consumo di acqua del 43% e migliorato la resa della loro terra dall’8 al 15%.

Venendo al nostro paese Da 70 anni ad oggi, la siccità in Pianura padana non è mai stata così grave

A ribadirlo nuovamente è stato l’ultimo bollettino dell’Autorità di bacino distrettuale fiume Po.
Da quelli agricoli a quelli industriali, passando per quelli civili, la crisi idrica – scrivono nel documento – ha determinato “un progressivo deficit di risorsa disponibile per tutti gli usi”.

Una situazione drammatica al punto che Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende che distribuiscono l’acqua potabile

ha chiesto a 100 comuni piemontesi e a 25 del bergamasco di sospendere l’erogazione durante la notte allo scopo di consentire un ripristino dei livelli dei serbatoi.

Una misura drastica, sebbene ancora non confermata, ma che potrebbe rivelarsi inevitabile.

«Si prospetta – precisano infatti nel bollettino – una scarsità persistente della risorsa idrica e una mancanza di precipitazioni corredata da alte temperature».

La condizione siccitosa attuale che attanaglia il Nord Italia è riconducibile ad una combinazione negativa di tutti gli indicatori idro-meteo-climatici misurabili. L’assenza di una piovosità invernale significativa è stato, tuttavia, il fattore diretto determinante.

A causa di mancanza di piogge degne di nota per oltre 100 giorni, nel mese di marzo, il deficit idrico ha registrato perfino un -92%.

  • Il risultato è stato che il Po ha raggiunto i suoi minimi storici di piena: un mese fa, il livello è sceso di ben 2,7 metri rispetto allo zero idrometrico più basso registrato a ferragosto del 2021.

Discorso analogo per buona parte dei fiumi minori settentrionali.

Vanno citati poi altri fattori che hanno contribuito ad una crisi idrica come non la si vedeva da oltre mezzo secolo:

le ridotte precipitazioni nevose sulle Alpi e, indirettamente, l’aridità del terreno.

In quest’ultimo caso, quel si è innescato è un tipico ciclo a feedback negativo: una condizione (l’assenza di piogge) ne determina un’altra (l’aridità del terreno) che contribuisce a peggiorare gli effetti negativi della prima.

Quando il terreno è troppo arido, infatti, non è strutturalmente in grado di assorbire acqua, la quale, laddove si verifichino le tanto attese precipitazioni, viene rapidamente dilavata.


CI RESTANO 10 ANNI

Luca Mercalli, meteorologo e acuto osservatore dei fenomeni ambientali, non usa giri di parole

e analizzando la siccità che sta colpendo il nostro Paese (soprattutto nella zona del Po) spiega qual è lo scenario che ci attende: “La fisica non mente, ci restano 10 anni“.
E la sua analisi è abbastanza attenta e precisa:

“È ora di assumere una posizione di emergenza e di terapia d’urto della patologia climatica: mancano meno di una decina d’anni per invertire il corso delle emissioni globali, che ci stanno portando verso un potenziale aumento a fine secolo di 4-5 gradi, con livello marino più alto di circa un metro: un pianeta ostile alle giovani generazioni, le uniche a tentare peraltro una sommessa protesta”.

SOMMESSAMENTE

ItalyVox ancora una volta si appella ai nostri governanti affinché mettano al primo posto dell’agenda le vere emergenze del paese

a partire dal fattore ambientale, non possiamo permetterci di aspettare oltre, guerra o meno, fatevene una ragione.


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