La cultura del riutilizzo


“La cultura del riutilizzo delle risorse alimentari è una delle molte strategie messe in atto, storicamente, per affrontare il problema della fame

e per preservare le risorse economiche, considerate preziose per la sopravvivenza degli individui e per il perpetuarsi dell’agiatezza.”

cit. dall’articolo ‘L’arte del riciclo alimentare’ di Cristiano Sandonà

Un pane ritrovato durante gli scavi a Pompei, porta ancora il sigillo del fornaio.

di Nicoletta Carollo


“Quando gli uomini condividono il pane condividono la loro amicizia.”
Jean Cardonnel, Dio si compromette, 1967

Al giorno d’oggi a causa dell’aumento dei costi delle materie prime, del lavoro per la loro trasformazione e, di conseguenza, anche del prodotto finale, il risparmiare, il recuperare e il proporre nuovi prodotti diventano essenziali.

Questo però non può definirsi un’esigenza moderna ma da che è mondo il saper riciclare

Moltissime ricette tradizionali, italiane e non, nascono così per caso e per la voglia di portare in tavola qualcosa di diverso dalla consuetudine.

In un certo senso per i canederli sembra essere stato proprio così.

Secondo una leggenda sembra che i knodel (nome in lingua tedesca che significa gnocchi) siano nati nel Medioevo (e forse anche prima)

quando dei mercenari si presentarono a tarda ora in una locanda pretendendo qualcosa da mangiare.

La locandiera improvvisò un impasto, con ciò che le era rimasto in cucina.

Così mise del pane a bagno nel latte, unì degli avanzi di speck ed altre carni ed affettati tutti tritati, un uovo e della farina, formò delle palline che cucinò nell’acqua, le condì con burro e formaggio.

Una cosa è certa, la ricetta dei canederli è molto antica e lo testimonia l’affresco nella cappella del Castel Hocheppan (ovvero, il Castello di Appiano). 

E’ altresì una ricetta di umili origini e sembra non esista un disciplinare per la sua realizzazione.

Anch’io quando li preparo metto sempre quello che ho a disposizione.

In basso a sinistra si può notare una donna raffigurata mentre sta assaggiando un knodel di quelli che sta cuocendo


Procedimento

In un recipiente piuttosto grande inzuppare il pangrattato con il latte tiepido o con il brodo tiepido secondo i propri gusti e/o necessità (es. intolleranza al lattosio); aggiungere gli altri ingredienti uno alla volta, non ha importanza in che ordine. Impastare tutto possibilmente con le mani fino ad ottenere un impasto abbastanza consistente e leggermente appiccicoso.
Bagnandosi le mani perché l’impasto non si attacchi alle mani, formare delle palline, della grossezza di un’albicocca, e cuocerle nel brodo bollente.
Una volta che vengono a galla sono pronti per essere scolati, disposti nei piatti, conditi e serviti.

Anche il condimento è una scelta di gusto, infatti i canederli possono essere serviti nel loro brodo di cottura oppure con burro fuso e salvia, con un buon ragù, con una fonduta di formaggi locali, con del gorgonzola o del blu di capra, con burro fuso e ricotta affumicata grattugiata o qualsiasi condimento di proprio gusto.

Vino consigliato per un buon abbinamento: Schiava Rosato Trentino DOC

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