Già banchettano gli avvoltoi

Di Cristiano Sandona’

Già banchettano gli avvoltoi del paesaggio. Anche quest’estate sono andati in fumo ettari e  ettari di bosco. E ogni anno il bilancio si preannuncia peggiore. E con quello che costa rimettere a verde i parchi anneriti dalla fuliggine, i soliti comitati d’affare stanno già facendo i conti.

Nel libro mastro del rimboschimento ci sono i fondi per la messa in sicurezza dei terreni a rischio, quelli per l’assunzione degli stagionali, e poi le speranze degli avidi palazzinari che trafficano per speculare sull’edificabilità dei terreni una volta agricoli in più da qualche anno ci sono pure gli speculatori del fotovoltaico.

Solo questa settimana si sono contati un centinaio di roghi. Una guerra ad alta temperatura a cui la criminalità non si è mai sottratta. Le infiltrazioni non sono una novità.

Già dal 2001 gli 007 del Sisde avevano parlato di presenza delle mafie nella ricostruzione e nella speculazione edilizia delle aree colpite dalle fiamme. Una conferma indiretta arriva dall’incidenza degli incendi nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

In Campania, Calabria, Puglia e Sicilia si registrano in media il 54% dei focolai appiccati in tutta Italia, in più quest’anno dobbiamo registrare l’apocalittico incendio scoppiato in Sardegna.

Quello dei piromani «è un sistema consolidato da anni».In Sicilia si spendono 400 milioni di euro all’anno per il rimboschimento, quasi duemila euro per ogni ettaro.

In tutta l’isola lavorano al ripristino delle aree incendiate 27mila mila operai stagionali e 7mila addetti allo spegnimento. Un esercito di braccianti che costituisce un bacino elettorale che pochi nell’isola si sognano di snellire.

E pensare che in tutta Italia i forestali stagionali sono meno di 70mila.

Nonostante questa pletora di guardaboschi, non si riesce a proteggere dai piromani i 10,5 milioni di ettari di superficie boschiva della Penisola.

E pensare che in tutta la Norvegia – che della protezione della natura ne ha fatto un dogma – gli addetti alla tutela dei parchi sono meno di ventimila.

I fondi europei per riportare a verde le aree ridotte a distese di cenere sono un altro dei cavalli di battaglia delle ecomafie

Nelle estati delle fiamme facili c’è sempre chi ci guadagna, non va trascurato chi invece subisce danni irreparabili.

Troppi agricoltori/pastori sono in balia degli incendiari ed ettari di bosco che sono stati abbandonati per effetto della chiusura delle aziende e si trovano ora senza la presenza di un agricoltore che possa svolgere attività di custodia, di valorizzazione, di protezione e di sorveglianza.

Basti pensare come negli ultimi 20 anni si sia dimezzata la superficie di proprietà delle aziende agricole.

Il peggio deve ancora venire. «Il fattore innescante resta sempre la mano dell’uomo: il 60% dei roghi è infatti di origine dolosa e il restante 40% è colposo», spiegano i carabinieri forestali. «Statisticamente il periodo peggiore va da Ferragosto al 10 settembre»…. quindi in teoria siamo ancora all’inizio di un dramma senza fine.

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