Dietro le pellicce

Articolo a cura della redazione di ItalyVox
Sono immagini spaventose quelle che mostrano volpi geneticamente modificate per avere più pelle del normale. Animali rinchiusi in minuscole gabbie, privati della loro libertà e utilizzati come merce nell’azienda della moda del lusso.

A denunciare la vicenda è da anni il gruppo finlandese Oikeutta Eläimille che nella sua ultima indagine investigativa, diffusa sul proprio sito qualche settimana fa, mostra ancora una volta, cosa si nasconde dietro le pellicce dei brand internazionali.

Le immagini provengono dagli allevamenti finlandesi, perché come sappiamo, la Finlandia è attualmente il paese maggior produttore mondiale di pellicce di volpe. Non a caso, vi avevamo già parlato dell’orribile verità dell’industria della moda europea.

Un dossier dal titolo “Nordic fur trade” racconta le condizioni degli animali, non solo delle volpi, e smaschera l’etichettatura Saga Furs, che da sempre, promette di certificare la tracciabilità e la qualità della pelliccia.

Le ispezioni ufficiali  rivelavano che di tutto si può parlare tranne che di benessere animale nei paesi produttori, molti dei quali (come la Norvegia) ricevono addirittura incentivi statali.

In tutto il mondo, quindi, dalla Danimarca alla Cina, i cosiddetti ‘animali da pelliccia’,  ovvero volpi, visoni, procioni e altri, si trasformano in oggetti da allevamento.

I risultati sono quelli che ci mostra Oikeutta Eläimille secondo cui la pelliccia di questi animali finisce con marchio Saga Furs

nelle vie delle shopping di lusso e nelle vetrine di Louis Vuitton e Michael Kors.

A prima vista, nessuno sarebbe in grado di capire che quella nella gabbia metallica è una volpe. Secondo gli investigatori, oltre ad essere deformate, le volpi hanno problemi oculari, ferite aperte, lesioni agli arti e alle orecchie.

Rinchiuse in pochi centimetri sviluppano comportamenti da automi e atti di cannibalismo nei confronti delle carcasse lasciate per giorni accanto agli animali vivi. Senza considerare che non sono in grado di muoversi e camminare.

Anni di denunce hanno sicuramente portato a passi in avanti, ma l’industria della pelliccia oggi uccide ancora più di 40milioni di animali ogni anno.

Cresce per fortuna il numero dei paesi che dice ‘Basta’: l’ultimo è la Repubblica Ceca, in compagnia di Olanda, Austria, Regno Unito, Croazia, Serbia, Slovenia, Macedonia, Bosnia, Germania e il Belgio che ha già posto un divieto in due delle tre regioni del paese.

L’italia come sempre al palo con un timido impegno del ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli che ha dichiarato:

“L’allevamento di animali per le pellicce non è più giustificabile e l’Italia darà il massimo supporto alla proposta di Austria e Olanda per giungere al divieto europeo di questa forma di allevamento”. Vedremo.

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