C’è una lezione che dovremmo tenere a mente

Social network, processo a Facebook (giustizia è fatta)

C’è una lezione che dovremmo tenere a mente: quello che è accaduto in facebook  è  stato scientemente voluto da Mark Zuckerberg e chi è causa del suo mal….

ItalyVox da tempo denuncia la cattiva gestione, (usando un eufemismo) di questa piattaforma, ora finalmente pure la giustizia se ne è accorta di quanto accade in questo social network.

Un’inchiesta giornalistica che va avanti ormai da un mese. Un terremoto, con scosse ripetute, che colpiscono la più importante piattaforma di comunicazione globale che abbiamo (quasi tre miliardi di utenti, ma il numero sarebbe falso, anche questo sta emergendo).

Insomma l’ultima è che Facebook si muove in segreto per sopprimere i movimenti politici  o gli utenti che considera pericolosi perché non allineati al pensiero globalista massonico- anche senza che abbiano ancora violato regole interne o leggi – ma guarda caso non fa quasi nulla  per tenere sotto controllo i contenuti virali legati a disinformazione e odio e distruzione della società intesa in senso tradizionale, pur sapendo perfettamente i danni che stanno creando.

È l’ultima puntata dei Facebook Files, la serie lanciata sul Wall Street Journal a partire da migliaia di documenti interni forniti da una ex dirigente.

Vale la pena ripercorrere per sommi capi cosa abbiamo scoperto finora:

1) Mark Zuckerberg, il fondatore e amministratore delegato del gruppo, sostiene che le sue regole si applicano a tutti gli utenti, ma c’è una élite segreta che ne è esente a cui è consentita maggiore libertà di espressione i cosiddetti mondialisti progressisti;

2) Zuckerberg è consapevole dei danni psicologici che le adolescenti subiscono frequentando Instagram ma non interviene per non perdere guadagni;

3) Zuckerberg nel 2018 ha cambiato l’algoritmo di Facebook per mitigare alcuni problemi legati alla fake news e, anche se il suo team lo ha avvisato del fatto che l’effetto era opposto, è andato avanti;

4) Facebook sostiene che l’intelligenza artificiale farà uno scudo contro disinformazione e odio, ma i suoi stessi ingegneri sanno e scrivono che è ancora inefficace;

5) a Facebook sono consapevoli del fatto che in certi Paesi la piattaforma è usata anche da trafficanti di esseri umani o di droga ma la risposta finora è stata debole se non nulla

6) Facebook non ha mantenuto l’impegno di Zuckerberg di far sì che tutta l’America si vaccinasse, dando spazio a No Vax di vario tipo;

7) Facebook ha provato ripetutamente ad attrarre i preadolescenti anche se vietato;

8) infine, Facebook non ha idea di quanti siano davvero i suoi utenti perché il fenomeno dei profili multipli sarebbe molto diffuso.

Che altro aspettiamo? Che altro serve per voltare pagina?

Pare che nei prossimi giorni Mark Zuckerberg potrebbe annunciare un cambio di nome per il gruppo di cui fanno parte Instagram, WhatsApp e Oculus. Ma non sarà un rebranding ad evitare il naufragio.

Così come i recenti annunci sulle migliaia di assunzioni per costruire “un metaverso”, una nuova Internet, sembrano più strumenti di distrazione di massa che una coerente strategia di recupero della reputazione.

FACCIAMO TUTTI ATTENZIONE, IN NOME DEL IL DIO DENARO CI HA MANIPOLATO FIN QUI, SECONDO VOI NON LO FARÀ ANCORA?

Forse l’unica cosa da cambiare arrivati a questo punto è l’amministratore delegato; forse l’unico modo che Mark Zuckerberg ha per salvare l’impero che ha costruito è passare la mano. Come fece Bill Gates quindici anni fa quando la reputazione di Microsoft toccò i minimi storici.

Ma c’è un’altra lezione che dovremmo tenere a mente in tutta questa storia.

Un autorevole analista della Silicon Valley sostiene che Facebook sarebbe spacciata proprio perché ha vinto: ha connesso gran parte dell’umanità, che è anche “brutta”, con la conseguenza che il cattivo locale, quando è online, diventa un cattivo globale.

E UN CATTIVO GLOBALE CONTAGIA PIÙ FACILMENTE CON INTERNET (E FACEBOOK) IL CATTIVO LOCALE

La risposta che ci diamo è che è l’algoritmo di Facebook a dare più forza alla voce dei bugiardi e dei violenti in modo da allungare il nostro tempo online e quindi il profitto.

È una risposta vera ma anche comoda: siamo noi a cliccare su certi post che l’algoritmo propone, siamo noi a renderli virali, siamo noi a inseguire i like anche a costo di snaturarci.

Quando ci decideremo a traslocare su qualche nuovo social network cosa comunque buona e giusta, visto il trattamento fin qui servito, ricordiamoci che quello che è accaduto nella piattaforma di Zuckerberg.


Ripeto chi è causa del suo mal……

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