Apatosauro

Articolo a cura della redazione di ItalyVox


Brontosauro e Apatosauro sono dei sinonimi e indicano la stessa specie di dinosauro, quindi perché esistono due diversi nomi per indicare lo stesso animale preistorico?

Tutto nasce da un errore fatto in origine valutando alcuni reperti fossili.
Fu il paleontologo americano Othniel C. Marsh a dare il nome di Apatosauro nel 1877 a una delle sue scoperte che consisteva in uno scheletro incompleto di dinosauro in giovane.

Questo scheletro apparteneva ad un dinosauro di dimensioni più grandi e più completo del precedente esemplare trovato da Marsh che credette di aver scoperto una nuova specie e la chiamò Brontosauro excelsius.

Successivamente, oltre 20 anni dopo, il paleontologo Elmer Riggs esegue una nuova analisi dei reperti fossili classificati da Marsh arrivando alla conclusione che erano tanto simili da poter essere accomunati in un’unica specie di dinosauri.

Othniel C. Marsh

Il nome Apatosaurus deriva dalla composizione di due termini greci, ovvero apatelos che vuol dire ingannevole e sauro, che significa lucertola. Marsh diede tale definizione ai reperti fossili ritrovati per primi, in quanto alcune ossa assomigliavano alle ricostruzioni fatte dei Mosasauri, dinosauri acquatici.

Morfologia del dinosauro gigante Apatosaurus

L’Apatosauro era un animale primitivo che faceva parte dei sauropodi erbivori, la sua presenza sul pianeta Terra risale al periodo compreso tra i 155,7 e i 150,9 milioni di anni fa nel Periodo Kimmeridgiano, l’inizio del titoniano e per due terzi del Giurassico.

L’analisi dei reperti fossilizzati riconosciuti come appartenenti all’apatosauro louisae, la più estesa e conosciuta della specie

Le vertebre dell’Apatosauro, come accade per altri sauropodi, sono costituite da ossa posizionate a coppie che hanno consentito a questo animale di avere un collo lungo, spesso e ampio.

Brontosauro Dinosauro dal collo lungo

Il collo di questo sauropode, nonostante la stazza imponente e la lunghezza estrema, non è pesante quanto si potrebbe credere. Questo accade grazie alla presenza di alcune sacche d’aria che gli permetteva di essere leggero e quindi meglio gestibile da parte dell’animale.

La posizione del collo dell’Apatosauro e la sua flessibilità sono ancora in corso discussioni tra gli scienziati

Dalle diverse osservazioni si è dedotto che la testa venisse portata in posizione orizzontale

questo fa comprendere come fosse impossibile per questi animali nutrirsi mangiando le foglie sulla cima degli alberi ma poteva abbassarsi per abbeverarsi.

Confrontando l‘Apatosauro con altre specie animali, si capisce che teneva la testa in alto grazie alla conformazione del collo a S che ricorda il collo del cigno.

L‘Apatosaurus era dotato di gambe robuste e più corte di altre specie di sauropodi come, ad esempio, il Brachiosauro. Gli arti posteriori avevano una grandezza maggiore di quelli anteriori, questa caratteristica è abbastanza comune nei sauropodi.

Un’altro punto in comune negli esemplari di questa specie è l’artiglio presente sulle zampe posteriori e posizionato sul primo dito dei tre presenti.

La coda del dinosauro aveva una grande lunghezza, la sua conformazione ricordava una frusta utilizzata proprio come quello strumento per colpire i predatori

Sulla punta, la coda del Brontosauro, presenta una sorta di spaccatura che la divide in due ed è la causa di un sibilo prodotto con il rapido e violento movimento della stessa.

Questo suono, veniva avvertito anche a diversi chilometri di distanza.

Nonostante la struttura resistente e la lunghezza della coda, sembra che l’Apatosauro non riuscisse a creare grandi danni agli avversari anche se utilizzata come arma di difesa.

Il Brontosauro, esattamente come il Supesaurus ovvero il suo parente più stretto, era dotato di costole molto lunghe.

Tali strutture ossee si riducono in lunghezza man mano che si allontanano dai fianchi dell’animale preistorico, questo particolare permette alla coda di prendere la forma slanciata che conosciamo.

Il cranio dell’Apatosauro, aveva una dimensione piuttosto ridotta rispetto alle dimensioni del corpo che sono invece enormi. La dentatura era composta da denti dalla forma somigliante a scalpelli perfetti per alimentarsi con vegetali.

L’alimentazione dei Brontosauri

L’Apatosauro si alimentava soprattutto con piante basse anche se si pensa che il collo potesse essere abbastanza flessibile da riuscire a raggiungere le foglie più giovani e morbide che si trovavano in alto sugli alberi.

La grande corporatura di questo animale primitivo suggerisce che la quantità di vegetali ingeriti doveva essere ingente, la dentatura fa comprendere invece che non ci fosse masticazione.

Come accade per altri grandi sauropodi, anche il Brontosaurus excelsius doveva nutrirsi di almeno 400 chilogrammi di alimenti al giorno per poter vivere. Nel 2000, un team di ricercatori ha supposto che la misura gigantesca di questo dinosauro fosse dovuta alla grande quantità di alimentazione che dovevano ingerire.

Queste quantità era necessario in quanto gli alimenti utilizzati contenevano una piccola concentrazione di azoto

sostanza necessaria per la creazione di proteine e quindi di energia, per tale motivo per avere sufficiente energia dovevano mangiare una grande quantità di cibo.

Il dibattito quindi resta ancora aperto e sottoposto ad analisi e ricerche dei paleontologi che si occupano di tale argomento.

Si considerano inoltre altre motivazioni che possono aver portato il Brontosauro a una corporatura di dimensioni titaniche. Tra le teorie considerate vi sono la deglutizione di enormi quantità di alimenti deglutiti senza essere masticati in precedenza.

I reperti fossili di Brontosauro-Apatosauro

i fossili di questa specie, sono stati scoperti all’interno delle cave di Nine Mile and Bone Cabin nel Wyoming

consorte di Andrew Carnegie ovvero il finanziatore della campagna di ricerca sul territorio per cercare reperti osseri di animali preistorici in quelle zone.

Le impronte trovate da M. Mossbrucker indicarono come i cuccioli di questo dinosauro fossero in grado di muoversi velocemente sollevandosi sugli arti posteriori.

Nell’anno 2013 lo stesso ricercatore riuscì ad individuare il primo reperto del muso di Apatosauro.

 Tale ritrovamento fu importante in quanto era il primo ritrovato completo e permise ai paleontologi di rispondere alle tante domande sulle caratteristiche fisiche di questo enorme dinosauro.

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